I principali costruttori di auto del Vecchio Continente hanno sempre fatto faville negli Stati Uniti. Il mercato nord-americano è tra i più importanti al mondo. Si parlerà di un export pre e post “giorno della liberazione“, come lo ha definito Donald Trump. L’imposizione di aggressivi dazi verso tutti i partner degli Stati Uniti, rivali e alleati, scatenerà degli effetti a catena sull’intera economia mondiale. Il rieletto Presidente degli Usa ha imposto tariffe molto più elevate, doppie, triple e fino a sfiorare il 50%, per una sessantina di Nazioni considerate sleali nell’interscambio.
I dazi base saranno attivi dal 5 aprile, quelli maggiorati dal 9 aprile, calcolati secondo gli esperti della Casa Bianca in modo proporzionale. La lista nera di Trump va dal Vecchio Continente al Giappone, passando dal Canada sino alla Cina. Una vera pugnalata ai Paesi che avevano, da sempre, favorito dei rapporti economici internazionali fruttuosi. L’indice Dow Jones ha subito palesato perdite del 2,5%, quelli sull’S&P 500 del 3,6% e sul Nasdaq di quasi il 5%.
La presa di posizione di Trump
“Il nostro Paese è stato saccheggiato e violato – ha tuonato il Presidente Usa – tutto questo non accadrà più. Quella di oggi è una vera e propria dichiarazione di indipendenza economica“. Citigroup ha ammesso che l’azione è molto superiore a quella attesa dagli operatori, attestando le tariffe medie effettive statunitensi oltre il 25%, contro un 10% programmato. Tutte le nuove auto importate dall’Ue negli Stati Uniti, infatti, saranno soggette a un’imposta doganale del 25%. La sovrattassa rappresenta una notizia pessima, in un periodo già di profonda crisi, per i top brand italiani della filiera delle quattro ruote. Oltre all’automotive, svariate eccellenze italiane, come vini, formaggi e altri prodotti agroalimentari subiranno una contrazione.
I nuovi dazi si sommeranno a quelli sulle importazioni di acciaio e alluminio e altri prodotti da Messico, Canada e Cina. Il Presidente degli Usa ha scelto il protezionismo economico, allo scopo di risollevare la produzione interna. Una politica che molti americani attendevamo da anni e che verrà ricordata nella storia per rendere l’America di nuovo grande e ricca. I dazi, nelle speranze di Trump, rappresentano la base di partenza per “una nuova età dell’oro“. I dazi reciproci sono “più alti per chi ha trattato male” gli Usa: la Cina (34%), il Vietnam (46%), Taiwan (32%) e l’India (26%) risultano, particolarmente, colpite.
I dazi sulle automobili e i componenti stranieri
Il tycoon vuole riportare la produzione dei veicoli negli Stati Uniti, spingendo i gruppi stranieri ad aprire nuovi impianti. Le tariffe delle 25% sulle automobili importate dall’estero, automaticamente, spingeranno gli americani a rivalutare le offerte dei brand a stelle e strisce. I dazi sono stati introdotti dalla mezzanotte del 3 aprile, alle ore 6 in Italia. Tra un mese, il prossimo 3 maggio, accadrà con analoghe tariffe per i componenti. Gli importatori di veicoli dal Messico e dal Canada sono sottoposti alla tariffa del 25% solo sui contenuti non statunitensi.
Nell’avviso c’è un lungo elenco di codici dei prodotti soggetti al nuovo regime doganale. Sono inclusi i motori, le trasmissioni, i propulsori elettrici e tanti altri elementi di un’automobile. Entro 90 giorni la lista verrà aggiornata da parte del Dipartimento del Commercio e, nel caso, su richiesta dei produttori statunitensi.